
Per anni molti lavoratori hanno percepito le piattaforme di messaggistica interna – come Slack, Microsoft Teams o Amazon Chime – come spazi protetti, assimilabili a un ufficio privato dove potersi scambiare opinioni in modo informale. La giurisprudenza di legittimità è però dovuta intervenire per chiarire i confini di tale percezione, offrendo una lettura aggiornata dei casi in cui le conversazioni nelle chat aziendali diventano fonte di contestazione. Il punto focale è la natura dello strumento utilizzato: la sua titolarità e disponibilità sono in capo al datore di lavoro, incidendo direttamente sulla legittimità dell’uso dei relativi contenuti.








