Spazio88 è tra i primi firmatari del Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA, promosso a livello europeo per supportare l’applicazione concreta degli obblighi previsti dall’AI Act.

La Legionella è un batterio naturalmente presente negli ambienti acquatici e umidi. Da questi ambienti può raggiungere e colonizzare impianti e sistemi artificiali, soprattutto quando trova condizioni favorevoli alla propria proliferazione.
Negli impianti idrici può svilupparsi senza dare segnali evidenti, fino a trasformarsi in un rischio concreto per lavoratori, ospiti e utenti. Per questo, la prevenzione non può limitarsi a un controllo occasionale: richiede una valutazione delle caratteristiche della struttura, l’individuazione dei punti critici e l’adozione di misure di monitoraggio e manutenzione adeguate.
Ma quali strutture sono maggiormente esposte? E come si costruisce un sistema efficace di gestione del rischio Legionella?

Nel 2026 la gestione dei rifiuti aziendali entra in una fase sempre più digitale, tracciabile e verificabile. Con RENTRI, FIR digitale e MUD 2026, alle imprese non viene richiesto solo di rispettare nuovi adempimenti, ma di organizzare in modo più chiaro dati, documenti, responsabilità e procedure interne.


Per anni molti lavoratori hanno percepito le piattaforme di messaggistica interna – come Slack, Microsoft Teams o Amazon Chime – come spazi protetti, assimilabili a un ufficio privato dove potersi scambiare opinioni in modo informale. La giurisprudenza di legittimità è però dovuta intervenire per chiarire i confini di tale percezione, offrendo una lettura aggiornata dei casi in cui le conversazioni nelle chat aziendali diventano fonte di contestazione. Il punto focale è la natura dello strumento utilizzato: la sua titolarità e disponibilità sono in capo al datore di lavoro, incidendo direttamente sulla legittimità dell’uso dei relativi contenuti.
Con il D.Lgs. 231/2001, l’ordinamento italiano ha introdotto un principio destinato a incidere profondamente sulla gestione d’impresa: l’azienda può essere ritenuta responsabile per determinati reati commessi da amministratori, dirigenti o dipendenti nell’interesse o a vantaggio dell’ente. La responsabilità non riguarda quindi solo la persona fisica che ha materialmente commesso il fatto, ma può estendersi direttamente all’azienda, con conseguenze economiche e operative rilevanti.

Il 73% dei dirigenti aziendali dichiara di aver inserito dati sensibili o informazioni riservate all’interno di strumenti di Intelligenza Artificiale.
È uno dei dati più rilevanti emersi da un recente rapporto sulla diffusione dell’AI nel contesto lavorativo e fotografa una realtà ormai definita nelle organizzazioni: l’Intelligenza Artificiale è parte integrante dei processi decisionali e operativi, ma manca un quadro strutturato di competenze, policy e supervisione che ne consenta un utilizzo consapevole e allineato alla normativa di riferimento.
In questo scenario, la formazione diventa uno strumento centrale per contenere i rischi e valorizzare l’Intelligenza Artificiale come fattore di crescita e vantaggio competitivo per le aziende.

Di fronte alla richiesta da parte di un lavoratore di accedere a documenti che lo riguardano, il datore di lavoro deve garantirgli accesso in modo semplice e tempestivo. Nel caso di un’ex dipendente di un’azienda nel settore della ristorazione, però, tale richiesta non è stata assolta. Il rifiuto l’ha spinta a presentare un reclamo al Garante, che è intervenuto riaffermando l’importanza del diritto di accesso ai dati personali nel rapporto di lavoro.

Oltre il 96% dei siti è inaccessibile.
Il report 2025 di WebAIM Million fotografa una realtà chiara: solo il 4% dei siti web più visitati al mondo è pienamente accessibile. In altre parole, quasi tutto il web che abitiamo ogni giorno è ancora un luogo pieno di ostacoli per chi vive con disabilità o difficoltà temporanee. L’inaccessibilità digitale non è un problema marginale: significa negare a milioni di persone la possibilità di informarsi, lavorare, partecipare, acquistare online.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli interventi istituzionali sul tema della posta elettronica nei luoghi di lavoro. Da un lato, la Cassazione (sentenza n. 24204/2025) ha sancito che le e-mail personali dei dipendenti sono inviolabili, anche se conservate su server o PC aziendali: ogni accesso non autorizzato configura una violazione della corrispondenza e comporta conseguenze penali e civili. Dall’altro, il Garante per la Privacy, con il documento di indirizzo 2.0 (giugno 2024), ha definito regole precise sulla conservazione dei metadati delle e-mail aziendali, imponendo limiti temporali (massimo 21 giorni, salvo eccezioni documentate) e trasparenza verso i lavoratori. Due prospettive che convergono su un punto comune: la posta elettronica è uno strumento di lavoro, ma la sua gestione deve sempre rispettare la riservatezza dei dipendenti e i principi di compliance.
